“Non sempre il tempo la beltà cancella o la sfioran le lacrime e gli affanni mia madre ha novantott’anni e più la guardo e più mi sembra bella. Non ha un accento, un guardo, un riso che non mi tocchi dolcemente il cuore. Ah se fossi pittore, farei tutta la vita il suo ritratto. Vorrei ritrarla quando inchina il viso perch’io le baci la sua chioma bianca e quando  inferma e stanca nasconde il suo dolor sotto un sorriso. Ah se fosse un mio prego in cielo accolto non chiederei al gran pittore d’Urbino il pennello divino per coronar di gloria il suo bel volto. Vorrei poter cangiar vita con vita, darle tutto il vigor degli anni miei Vorrei veder me vecchio e lei… dal sacrificio mio ringiovanita!”

Mi è sempre piaciuta questa poesia di De Amicis e la recitavo spesso a memoria.

Ora non potrò più farlo perché te ne sei andata. E’ sempre presto per l’ultimo viaggio e tu impavida lo hai affrontato, nella silenziosa sofferenza mentre si avvicinava l’ultimo respiro.

Te ne sei andata il giorno di Natale, perché il Signore ha deciso così, per premiarti di tutta una vita dedicata a Lui, con le tue continue preghiere, i tuoi rosari giornalieri.

Ero e sono rimasto fino alla fine tuo figlio, il tuo unico figlio a cui dedicarsi anima e corpo, che veniva prima di ogni altra cosa, ancor prima dei tuoi dolori fisici aggravatisi negli ultimi anni.

La tua generosità, la tua disponibilità mi hanno consentito di superare momenti difficili; il tuo amore, che riuscivo a leggere nei tuoi atteggiamenti, è stato una solida capanna che mi ha protetto negli anni della mia fanciullezza.

Ora non mi resta altro che il pensiero da rivolgere a te, del continuo grazie che ti devo per aver indirizzato la mia vita alla conoscenza dei valori veri.

Grazie mamma, ti voglio bene